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Tra cinque anni, chissà.

london

Propongo un mio pezzo ambientato a Londra, giusto per restare in tema.
Enjoy!

Tra cinque anni, chissà.
Una stradina di Londra, una di quelle che finiscono con street o road in un quartiere periferico troppo distante dal centro persino per i turisti.
Un parco tranquillo, appartamenti minuscoli con affitti improbabili sopra negozi e ristoranti di tutte le etnie.
L’abbonamento della metro in tasca, un ombrello tascabile in borsa perché “non si sa mai, qui la pioggia arrivasenza preavviso, come quegli amori brevi che ti restano addosso”, una bambina che passeggia accanto a me.
Ti vedo, mi fermo, stringo quella mano minuscola così forte da farle male.
Mi volto verso di lei e le chiedo scusa, baciandole il dorso.

Guardo te che te ne stai lì a pochi passi, con una cartina stropicciata in mano, al rovescio.
La bambina mi chiede chi sei, un amico rispondo.
Lo sei davvero? Non so neppure chi sono io in questo momento.
Ho i capelli corti e un tatuaggio sulla spalla sinistra: una parola che hai pronunciato dormendo, così buffa e improponibile da trascriverla sul mio quaderno al buio, per non scordarla e non scordarmi di te, di quelle notti passate a guardarti dormire, a seguire il tuo respiro regolare arrivare sino alla bocca socchiusa, che continuavo a baciare, attenta a non svegliarti.
Sei un amico, lo sei?
Un master in una qualche università prestigiosa, una valigia piena di speranze e nessun indirizzo mail al quale contattarti.
Nel frattempo Londra mi ha accolto come un’amica, mi ha presentato un uomo sulla quarantina, uno che voleva dei figli, mentre io continuavo a volere te.
Ci siamo conosciuti in un pub, una sera: ero lì tutti i fine settimana, lavoravo sodo e all’amore non ci pensavo più.
Ed ora l’amore, sotto questo cielo che promette pioggia, è al mio fianco e ha i capelli chiari, gli occhi scuri e ti scruta curiosa. Le dico di non preoccuparsi perché sei un amico di mamma, solo un amico e non lo sa e non lo sai neppure tu quante volte ho desiderato fossi suo padre, ma non lo dico, scaccio il pensiero perché non siamo più ragazzini e non possiamo più dire tutto quello che pensiamo.
Abbiamo delle responsabilità ora, ma soprattutto siamo degli estranei, due che non ricordano neppure più l’odore dell’altro perciò avvicinati, prima che la pioggia arrivi e cancelli ogni traccia.

 

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