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Quando la felicità ti illude.

Photo credits: Tumblr

Avevamo scelto il nome.
Lo avevamo scelto un pomeriggio in cui eravamo troppo stanchi e felici per andare incontro al mondo lì fuori. Avevamo la sensazione di averlo tutto lì il mondo, su un materasso steso a terra tra quelle mura che sapevano ancora di vernice fresca.

Le avevamo trascorse a letto, tra un pezzo di crostata alle mele e un vecchio film alla televisione, le prime ore di quella nuova vita che ancora doveva iniziare ma già la preferivamo a tutte le altre. Si sarebbe chiamata Anna, un nome corto che nessuno può storpiare avevo detto io, un palindromo avevi aggiunto tu. Come otto, il numero dei cani che avremo e dei paesi che insieme avevamo visitato. Il resto del mondo lo visiteremo con lei dicevi e, per la prima volta, non ero gelosa. Avevo smesso di essere persino insicura da quando mi guardavi in quel modo. Come ti guardo? Mi chiedevi ed io ti rispondevo che non lo sapevo ma era uno sguardo meraviglioso. Le cose belle non sempre hanno bisogno di una spiegazione, questo mi avevi insegnato tra un esame di filosofia e uno di storia. Anna non è mai arrivata: qualcosa è andato storto a tre mesi dalla data prevista per il suo ingresso trionfale in un mondo dal quale saremo riusciti a proteggerla. Ci pensavamo invincibili allora: la felicità ti illude per poi lasciarti solo a ritrovarti e ritrovare qualcosa in grado di stordirti, di estraniarti in attesa di crollare. Abbiamo fatto rumore quando è successo, siamo crollati lontani, ad almeno cinquecento chilometri di distanza. Non sopportavamo di vedere l’altro così ripeto ma la verità è che siamo stati vigliacchi e abbiamo permesso alla vita di decidere per noi.

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